Negli anni ’30, un biochimico danese di nome Henrick Dam stava facendo esperimenti sul colesterolo con delle galline e ha finito per imbattersi in qualcosa di totalmente inaspettato. Mentre cercava di capire gli effetti delle diete low-fat, si accorse che le sue galline iniziavano a soffrire di emorragie interne senza motivo apparente. Poi, come per magia, bastava aggiungere un po’ di verdure a foglia larga o fegato alla loro dieta e puff! Le emorragie sparivano. Dam aveva appena scoperto il “fattore K”, un nutriente essenziale per la coagulazione del sangue.

Contemporaneamente, dall’altra parte dell’oceano, il dottor Weston Price, un dentista con la passione per la nutrizione, indagava su un enigmatico fattore liposolubile che sembrava fare miracoli per la salute dentale e prevenire la carie. Dopo molte ricerche, scoprì che questo fattore  era quello che noi oggi chiamiamo vitamina K2, super concentrata nei prodotti di animali che pascolano liberi nei prati, nelle frattaglie e in alcuni alimenti fermentati come il natto giapponese.

Mentre la vitamina K1 è coinvolta nella fotosintesi nelle piante e aiuta il nostro sangue a coagularsi, la K2 può essere considerata come l’architetto delle nostre ossa e il protettore dei nostri sorrisi, lavorando dietro le quinte per assicurarci un fisico forte e denti sani.

In poche parole, la scoperta quasi per caso della vitamina K da parte di Dam e le ricerche di Price hanno aperto un mondo di possibilità sulla comprensione di come i nutrienti influenzano la nostra salute in modi che nemmeno immaginavamo.

La vitamina D, anche nota come colecalciferolo, è un vero faro nel mondo della salute. Conosciuta principalmente per il suo potere di migliorare l’assorbimento di calcio e altri nutrienti importanti, questa vitamina va ben oltre il mantenimento di ossa forti. Ha un ruolo cruciale anche per il cuore, l’equilibrio ormonale, il sistema immunitario e persino nello sviluppo dei neuroni.

Ma da qui nasce il grande dilemma: integrare o non integrare?

La fonte della vitamina D viene dal sole che trasforma il deidrocolesterolo in una forma prontamente disponibile, e dagli alimenti ricchi di questa vitamina come l’olio di fegato di merluzzo, il salmone, le aringhe, le sardine, le uova, i funghi, la soia e i suoi derivati, il caviale, i frutti di mare e la ricotta.

Negli ultimi decenni, la questione della supplementazione di vitamina D ha fatto molto discutere. Studi hanno collegato bassi livelli di calcidiolo (25(OH)D) nel sangue a una varietà di condizioni patologiche, come il diabete, il cancro, le malattie coronariche, le infezioni, e le malattie autoimmuni e respiratorie, portando alcune società scientifiche a rivedere e persino aumentare i livelli considerati “normali” di 25(OH)D.

Tuttavia, non tutti sono d’accordo.

La questione dei “livelli normali” di vitamina D rimane dibattuta. Alcuni suggeriscono di trattare tutti i soggetti con livelli di 25(OH)D sotto i 20 ng/ml, ma i valori tra 20 e 30 ng/ml sono ancora controversi. L’AIFA nel 2019 ha indicato valori desiderabili di 25(OH)D tra i 20 e i 40 ng/mL, definendo la carenza per valori inferiori a 20 ng/mL.

Ma perché questa questione è così complicata?

Misurare i livelli di 25(OH)D è semplice, ma non tiene conto delle differenze individuali nell’attivazione e risposta alla vitamina D, legate alla funzionalità degli enzimi coinvolti, alla capacità di trasporto nel plasma e all’attivazione del recettore VDR nucleare. Forse, invece di fissarsi sui livelli soglia, dovremmo concentrarci più sulla risposta personale all’ormone.

Sorrisi perfetti? Si progettano in gravidanza!

Nel mondo di oggi, dove un sorriso perfetto è spesso considerato un biglietto da visita essenziale, non sorprende che sempre più persone, giovani e meno giovani, si rivolgano all’ortodonzia per migliorare l’estetica del proprio sorriso. Ma immagina se potessimo iniziare a lavorare su quei sorrisi perfetti ancor prima della nascita? Sembra fantascienza, eppure, la scienza ci dice che è possibile grazie a un fattore non così segreto: la vitamina D.

Recenti studi hanno gettato luce su un’interessante correlazione tra i livelli di vitamina D durante la gravidanza e lo sviluppo delle ossa facciali del bambino. Una carenza di questa vitamina essenziale può portare a una serie di complicazioni, inclusi problemi che potrebbero richiedere trattamenti ortodontici in futuro, come l’affollamento dentale o il restringimento delle arcate. La buona notizia? Questo scenario è largamente prevenibile.

Un ambizioso studio osservazionale ha evidenziato che bambini nati da madri con adeguati livelli di vitamina D presentavano un rischio significativamente inferiore di sviluppare tali problematiche. In altre parole, un’adeguata dose di vitamina D3 assunta dalla mamma può fare miracoli, non solo per il benessere generale del bambino ma anche per garantire che cresca con un sorriso sano e armonioso, potenzialmente riducendo la necessità di futuri interventi ortodontici.

Per le future mamme, questo significa che il viaggio verso un sorriso splendente per i propri figli inizia con la cura di sé stesse. Assicurarsi un’adeguata assunzione di vitamina D durante la gravidanza non è solo un atto d’amore verso il proprio bambino ma un investimento nella sua salute futura e nel suo sorriso. Che si tratti di integratori, una dieta ricca di vitamina D, o semplicemente godersi il sole (con la dovuta precauzione), ci sono molteplici modi per garantire che tu e il tuo bambino riceviate tutto il sostegno necessario.

In conclusione, mentre continuiamo a sognare e a cercare la perfezione estetica, è importante ricordare che la bellezza, e in questo caso un bel sorriso, inizia da dentro. E in questo processo, la vitamina D gioca un ruolo fondamentale, molto prima che ci si possa rivolgere a un ortodontista. È un promemoria affascinante di come le scelte che facciamo e le cure che ci prendiamo possano avere un impatto profondo sulla vita delle persone che amiamo di più, ancor prima che vengano al mondo. Così, mentre ci prepariamo a dare il benvenuto a una nuova vita, ricordiamoci di nutrire non solo i corpi ma anche i sorrisi futuri dei nostri bambini, con l’aiuto insostituibile della vitamina D.

Leszczyszyn A, Hnitecka S, Dominiak M. Could Vitamin D3 Deficiency Influence Malocclusion Development? Nutrients. 2021 Jun 21;13(6):2122. doi: 10.3390/nu13062122. PMID: 34205632; PMCID: PMC8234332.

Un recente documento di ricerca intitolato “Vitamin E Intake and Multiple Health Outcomes: An Umbrella Review” ha scosso il mondo della salute con una panoramica completa sul legame tra l’assunzione di vitamina E (VE) e una serie di effetti positivi per la salute. Immagina: 27 meta-analisi esaminate, coinvolgenti 28 ambiti diversi, che spaziano dai tumori a patologie non tumorali.

Le conclusioni sono state sorprendenti! Si è scoperto che l’assunzione di vitamina E è strettamente legata a un minor rischio di diverse malattie. Parliamo di cose serie: cancro al seno, ai polmoni, esofageo, malattie cardiovascolari, morbo di Parkinson, depressione, cataratta legata all’età, sindrome metabolica e persino fratture.

Tuttavia, c’è una sfumatura da tenere a mente. La maggior parte delle prove presenta margini di miglioramento nella qualità, con alcuni risultati che hanno ottenuto una valutazione “moderata”. Questo significa che, mentre ci sono indicazioni promettenti, c’è ancora molto da scoprire.

Gli autori del documento sottolineano l’importanza di ulteriori ricerche sulle dosi e sulle persone per le quali la vitamina E è più utile, soprattutto per individui con particolari condizioni di salute. Ci sono ancora molte domande aperte, specialmente riguardo al dosaggio e a chi ne beneficerebbe di più.

Ecco un’altra cosa importante: non dovremmo fare tutto da soli. È cruciale consultare uno specialista prima di integrare la nostra dieta con vitamina E, specialmente se stiamo già seguendo una terapia o se abbiamo condizioni mediche particolari.

In definitiva, questo studio ci apre gli occhi sui possibili benefici della vitamina E per la nostra salute. Ma ci ricorda anche che c’è ancora molto da capire. La strada per una salute migliore è ancora lunga, ma ogni passo conta.

Bibliografia

Zhang T, Yi X, Li J, Zheng X, Xu H, Liao D, Ai J. Vitamin E intake and multiple health outcomes: an umbrella review. Front Public Health. 2023 Jul 13;11:1035674. doi: 10.3389/fpubh.2023.1035674. PMID: 37522003; PMCID: PMC10374030.

La nutrizione è la chiave per mantenere la salute orale e combattere le malattie croniche 

Patologie come le malattie cardiovascolari, i tumori, le affezioni respiratorie croniche, il diabete, i disturbi muscolo-scheletrici e le problematiche di salute mentale sottolineano un’allarmante realtà: rappresentano il 70% delle cause di morte a livello mondiale. In questo contesto, la nutrizione si pone come pilastro fondamentale per il benessere generale e orale, essenziale per l’assunzione di nutrienti vitali, la crescita e la riparazione dei tessuti.

Il cambiamento nelle abitudini alimentari rispetto al passato suscita preoccupazioni. Kristie Ebi, esperta di cambiamenti climatici e salute presso l’Università di Washington, riflette su come l’alimentazione dei nostri nonni fosse intrinsecamente più ricca e salutare rispetto a quella odierna. Nonostante frutta, verdura e cereali integrali siano riconosciuti come alimenti salutari, la loro capacità di fornire oggi quantità adeguate di nutrienti è messa in dubbio, esponendo a rischi di deficienze nutrizionali e malattie croniche.

Lo Sapevi Che… l’odontoiatra gioca un ruolo chiave nella nostra salute generale?

Attraverso la bocca, l’odontoiatra ha un punto di osservazione privilegiato su tutta la nostra salute e gli interventi odontoiatrici possono avere riflessi positivi non solo sulla bocca ma sull’intero organismo, essendo la salute orale strettamente collegata a quella generale.

Già nel 1939, Weston Price, un medico dentista canadese, aveva intuito l’importanza della nutrizione per la salute orale. Studiando le diete delle tribù indigene, Price notò come un’alimentazione ricca di vitamine liposolubili e nutrienti fosse fondamentale per mantenere una buona salute di bocca, denti e gengive, nonché per prevenire malattie cronico-degenerative.

Oggi nutraceutica sta diventando sempre più importante anche in odontoiatria. Integratori e una dieta bilanciata possono offrire benefici antinfiammatori, sostenere il metabolismo delle ossa e la salute del tessuto connettivo, diventando alleati preziosi nella lotta contro malattie orali e migliorando la salute generale.

La tua dieta non solo influisce sul tuo peso e sulla tua salute generale ma ha un impatto diretto sulla tua salute orale. La nutrizione si conferma come uno dei pilastri fondamentali non solo per combattere le malattie croniche ma anche per garantire un sorriso sano e brillante.

Chiedi al tuo dentista di nutrire il tuo sorriso.

Nell’affascinante complessità del corpo umano, esiste un equilibrio delicato tra il microbiota (che include tutti i microorganismi amici e non) e le mucose, le nostre prime linee di difesa. Al centro di questa relazione dinamica c’è un fattore spesso sottovalutato: la vitamina D. Non si limita solo a tenere in salute le nostre ossa; gioca un ruolo cruciale nel mantenere l’equilibrio tra il nostro microbiota e le mucose, influenzando direttamente la forza del nostro sistema immunitario.

La vitamina D è fondamentale per garantire che le nostre mucose funzionino al meglio, agendo come una barriera impenetrabile contro gli invasori indesiderati e modulando la risposta del nostro sistema immunitario. Quando i livelli di vitamina D non sono ottimali, questa barriera può indebolirsi, lasciando passare sostanze e microorganismi che possono scatenare infiammazioni anche diffuse e una serie di problemi di salute.

La ricerca ha portato alla luce che, aumentando l’espressione del recettore della vitamina D nelle mucose, si possono ottenere benefici incredibili, come una maggiore resistenza a condizioni infiammatorie e un rafforzamento delle giunzioni che mantengono unite le cellule delle mucose, a garanzia di una solida tenuta della barriera tra esterno ed interno.

Ma c’è di più: la vitamina D ha il potere di influenzare chi si stabilisce nel nostro microbiota determinandone la composizione. Ricerche hanno dimostrato che può migliorare la capacità del nostro sistema immunitario di fare “ordine”, eliminando gli ospiti indesiderati come l’Escherichia coli e promuovendo un ambiente in cui solo i microorganismi benefici prosperano.

Inoltre, il microbiota stesso gioca un ruolo nel modo in cui il nostro corpo gestisce la vitamina D. Questa interazione bidirezionale significa che un microbiota sano può aiutare a ottimizzare i livelli di vitamina D, mentre la vitamina D, a sua volta, contribuisce a mantenere un microbiota equilibrato, creando un ciclo virtuoso di salute e benessere.

Recentemente si è fatta luce su come il microbiota influenzi il metabolismo della vitamina D: principalmente attraverso l’azione del Fibroblast Growth Factor 23 (FGF-23), una molecola che ha visto un crescente interesse per il suo ruolo nelle relazioni tra l’asse rene-intestino-tessuto osseo. In particolare, si è scoperto che soggetti privi di microbiota intestinale presentano livelli ridotti di vitamina D e livelli elevati di FGF-23; tuttavia, la reintroduzione di batteri nel loro sistema porta a una normalizzazione dei livelli di FGF-23 e dei metaboliti della vitamina D.

La vitamina D emerge, quindi, non solo come un nutriente essenziale ma come un attore chiave nell’orchestrare l’equilibrio tra il nostro corpo, il suo microbiota e le mucose. Capire questo ruolo apre nuove strade nella prevenzione e nel trattamento di molteplici malattie, evidenziando quanto sia interconnesso il mondo del nostro sistema immunitario con il microbiota e il metabolismo della vitamina D.

Bibliografia

(1) Vieira, P.; Camara, N.O.S.; et al. Gut microbiota is a key modulator of insulin resistance in TLR 2 knockout mice. PLoS Biol. 2011, 9. Caricilli, A.M., et al.

(2) Killing of escherichia coli by Crohn’s disease monocyte-derived macrophages and its enhancement by hydroxychloroquine and vitamin D. Inflamm. Bowel Dis. 2015, 21, 1499–1510. Flanagan, P.K., et al.

(3) 1,25-Dihydroxyvitamin D protects intestinal epithelial barrier by regulating the myosin light chain kinase signaling pathway Inflamm. Bowel Dis. 2015, 21, 2495–2506. Du, J., et al.

(4) The gut microbiota regulates endocrine vitamin D metabolism through fibroblast growth factor 23. Front Immunol. 2018, 9. Bora, S.A., et al.

Un Viaggio tra Batteri, Infiammazione e Nutrizione

Hai mai pensato a quanto la tua salute della bocca possa influenzare il resto del corpo? Una volta, negli anni ’20, alcuni scienziati avevano ipotizzato la  teoria secondo la quale diverse malattie sistemiche potevano partire da problemi ai denti e alle gengive. Questa idea è stata un po’ messa da parte, ma eccoci qui nel XXI secolo, e indovinate un po’? La connessione tra bocca e corpo è tornata di moda!

Oggi sappiamo che in bocca ci sono almeno due imputati in grado di influenzare la nostra salute generale: i problemi legati ai batteri e gli effetti di una masticazione non proprio al top. E sì, le malattie delle gengive, come la parodontite, sembrano avere un legame stretto con rogne come il diabete di tipo 2 e le malattie del cuore. Pensate un po’, quasi la metà degli adulti oltre i 35 anni e più del 60% di quelli oltre i 65 soffrono di parodontite. E non finisce qui: c’è chi dice che ci sia un nesso anche con l’artrite, cancro e con gravidanze problematiche.

Ma come fa una malattia delle gengive a mettere i bastoni tra le ruote al resto del corpo? Semplice: i batteri e le sostanze infiammatorie che si formano in bocca non stanno lì fermi, ma viaggiano attraverso il sangue, diffondendo infiammazione e guai in giro per l’organismo. Risultato? Se hai problemi seri alle gengive, potresti ritrovarti con valori di infiammazione alle stelle, che è tutto tranne che una buona notizia per il tuo cuore o per il controllo del diabete.

E poi c’è il microbioma orale, quel fantastico mondo di batteri, funghi e virus che vivono in bocca in perfetto equilibrio, finché qualcosa non va storto. Se questo equilibrio si rompe, ecco che arrivano carie e parodontite, pronte a complicare la situazione non solo in bocca ma in tutto il corpo, collegandosi persino al rischio di sviluppare il cancro.

Non dimentichiamoci della masticazione, eh! Se non mastichi bene, finisci per cambiare le tue abitudini alimentari, magari mangiando cibi meno nutrienti, e questo può portare a una serie di problemi di salute, specialmente se sei un po’ avanti con gli anni.

Quindi, il messaggio è chiaro: prendersi cura della propria bocca è fondamentale non solo per sfoggiare un sorriso smagliante ma per mantenere in forma tutto il corpo. E nella lotta per un benessere a 360 gradi, non si può ignorare l’importanza di una buona alimentazione, che gioca un ruolo chiave sia nella prevenzione che nella gestione dell’infiammazione, sia locale che sistemica. Insomma, mangiare bene aiuta a tenere a bada i batteri cattivi e a sostenere il nostro corpo nella lotta contro le infiammazioni e le malattie. Chi l’avrebbe mai detto che la strada per stare bene passasse anche dalla bocca?

Assumere la Vitamina D può non bastare : Scopri il Percorso Necessario per Sbloccare i Suoi Veri Poteri

La vitamina D, una volta introdotta nel nostro corpo, intraprende un percorso biologico che è cruciale per svelare i suoi numerosi benefici per la salute. Questo viaggio inizia quando la vitamina D viene assorbita, sia attraverso l’esposizione alla luce solare che trasforma il deidrocolesterolo in vitamina D3, sia mediante l’ingestione di alimenti ricchi di questa sostanza essenziale. I cibi come l’olio di fegato di merluzzo, il salmone, le aringhe, e i funghi sono biglietti d’ingresso per la vitamina D nel nostro organismo.

Il Primo Passaggio: L’Assorbimento e la Trasformazione nel Fegato

Dopo l’ingresso nel corpo, la vitamina D fa la sua prima sosta nel fegato. Qui, inizia il processo di idrossilazione, una reazione chimica fondamentale, che trasforma la vitamina D in calcidiolo, o 25-idrossivitamina D. Questo passaggio è determinante perché il calcidiolo rappresenta la forma di immagazzinamento della vitamina D nel corpo e il suo livello nel sangue è quello che comunemente viene misurato per valutare la disponibilità di vitamina D nell’organismo.

Verso i Reni: L’Attivazione Finale

Quando richiesto attraverso specifici segnali, il calcidiolo prosegue il suo viaggio verso i reni. Qui avviene la seconda e ultima idrossilazione, che converte il calcidiolo in calcitriolo, la forma biologicamente attiva della vitamina D. Questa trasformazione è cruciale; solo come calcitriolo, la vitamina D può esercitare i suoi effetti biologici più significativi.

Gli Effetti Biologici: L’Attivazione del Recettore della Vitamina D

Una volta attivata, la vitamina D (sottoforma di calcitriolo) si lega al recettore della vitamina D (VDR) presente nelle cellule, avviando una serie di processi cellulari. Questa interazione influisce sull’espressione di numerosi geni, regolando così vari aspetti della salute, dall’assorbimento del calcio e la salute delle ossa, alla modulazione del sistema immunitario e la prevenzione di alcune forme di cancro, fino al controllo dell’umore.

L’Importanza delle Reazioni di Idrossilazione

Le reazioni di idrossilazione sono fondamentali. Queste trasformazioni chimiche non solo consentono alla vitamina D di diventare attiva ma ne regolano anche l’efficienza e l’efficacia nel corpo. Senza questi passaggi critici, anche con un adeguato apporto di vitamina D, il corpo potrebbe non riuscire a sfruttarne pienamente i benefici.

Interazione con il Microbioma Intestinale

Il percorso della vitamina D non termina con la sua attivazione. La sua efficacia è influenzata anche dall’interazione con il microbioma intestinale, che può ottimizzare ulteriormente i suoi effetti positivi. Questa relazione bidirezionale dimostra che la funzionalità della vitamina D nel corpo è il risultato di un complesso equilibrio tra assorbimento, trasformazione, attivazione e interazione.

In conclusione, il percorso della vitamina D nel corpo evidenzia l’importanza critica delle reazioni di idrossilazione e dell’interazione con il microbioma intestinale. Questi processi non solo trasformano la vitamina D in una forma utilizzabile ma ne regolano anche l’attività e l’efficacia, sottolineando che ogni fase del suo viaggio è fondamentale per il nostro benessere generale.